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Portiamo la rivoluzione Blockchain in Italia

Ormai è noto che la blockchain sta rivoluzionando tanti aspetti delle vita quotidiana, in molti Paesi è ancora in sviluppo e l’Italia è nei tempi per essere precursore e in avanguardia nella sua implementazione in diversi settori. Nel comizio di Beppe Grillo del 2 giugno del 2018 abbiamo ascoltato segnali a favore di questa tecnologia e FinanzaSmart non può che esserne contenta. Il nostro Paese può avanzare, vediamo come:

  1. Blockchain e voto elettronico

Sarebbe fantastico tagliare tutti i costi che comportano le elezioni, evitare imbrogli elettorali, permettere a tutti gli italiani fuori sede di connettersi a un PC o un telefono e votare. Troppo bello.

I sistemi elettorali presentano una peculiarità: non sono stati investiti dalla digitalizzazione e tuttora, nella maggior parte dei casi, si basano su funzionalità cartacee offline.

Dall’arrivo del nuovo secolo però, qualcosa è cambiato e il voto elettronico è stato visto come uno sviluppo ormai inevitabile del sistema elettorale e un mezzo per velocizzare, semplificare e ridurre il costo delle elezioni. Potrebbe inoltre agire per incrementare l’affluenza e la partecipazione elettorale e ripristinare il legame tra i cittadini e le istituzioni politiche.

 

Come sappiamo, Blockchain è un mezzo per registrare e verificare documenti distribuiti in trasparenza tra gli utenti di un network selezionato. Mentre di solito i voti sono registrati, organizzati, contati e verificati da un’autorità centrale, un sistema di voto elettronico basato su blockchain potrebbe decentralizzare i controlli facendo in modo che i votanti si facciano carico di alcune mansioni mentre conservano una copia del registro elettorale. Questo porterebbe all’eliminazione dei voti illegittimi poiché le copie dei votanti sono uno storico delle votazioni che non può essere modificato e le cui eventuali modifiche possono essere facilmente verificate. Un voto illegittimo, già registrato o associato ad un registro non valido, non potrebbe quindi essere aggiunto poiché gli altri votanti sarebbero in grado di vedere che non è compatibile con le regole stabilite. Il Voto Elettronico Blockchain (BEV) potrebbe così apportare cambiamenti agli equilibri di potere che oggi conosciamo e incoraggiare lo sviluppo del consenso elettorale su base tecnologica.

Questo nuovo sistema elettorale potrebbe essere sviluppato creando una nuova struttura, appositamente concepita per riflettere le specifiche caratteristiche delle elezioni e dell’elettorato. In alternativa potrebbe appoggiarsi, con costi più bassi e meno complessità, ad una catena di controllo già attiva, come quella dei Bitcoin. Dato che la sicurezza del libro mastro di Blockchain è garantita dalla quantità di utenti che fa parte della catena di controllo, si potrebbe garantire la legittimità anche nelle elezioni che prevedono un numero esiguo di votanti o risorse troppo limitate per sviluppare un sistema di voto specifico.

Il più grande potenziale del BEV si sviluppa però nel contesto organizzativo. È già stato utilizzato infatti sia in Danimarca, per le elezioni interne dei partiti politici, che in Estonia, per il voto degli azionisti. Questo sistema in futuro potrebbe anche essere combinato con quello degli smart contract. Un determinato risultato elettorale potrebbe, ad esempio, innescare l’implementazione delle promesse pubblicate su un manifesto, incentivare alcune scelte di investimento e altre simili decisioni organizzative.

Molti analisti hanno preso in considerazione Blockchain per promuoverne l’uso a supporto di trasformazioni più profonde, come nelle discussioni sull’amministrazione virtuale, sulla tecnodemocrazia e sulla possibilità, piuttosto remota, di implementare il BEV nelle elezioni nazionali. È stato anche suggerito, in maniera ambiziosa, che Blockchain potrebbe essere usato per implementare la democrazia liquida, combinando i principi di democrazia diretta, in cui i cittadini votano su specifiche questioni politiche, con il sistema di delegati, in cui i cittadini possono sia votare su specifici temi o assegnare i voti ad altri cittadini, siano essi politici, giornalisti, scienziati o amici fidati e ritirare o riassegnare questa delega in ogni momento.

Considerando un contesto più ristretto, di decision making e organizzativo, il BEV potrebbe aiutare nella definizione di una struttura sociale più partecipativa e più bottom-up offrendo un sistema elettorale relativamente sicuro e poco costoso. In un contesto nazionale invece, la situazione potrebbe essere più delicata a causa dei livelli di anonimato, di accessibilità e obbligatorietà garantiti dal sistema elettronico. Allo stesso tempo però, se confrontato con l’odierno sistema cartaceo e con altri sistemi di voto elettronico, il BEV potrebbe offrire numerosi vantaggi anche perché alcune criticità sono riscontrabili anche nel sistema elettorale tradizionale. La coercizione infatti è una minaccia per qualsiasi sistema di voto che offre una partecipazione in remoto, così come per il voto via posta. Sia per il BEV che per le elezioni cartacee l’uso delle cabine elettorali private è la sola garanzia contro la coercizione. Allo stesso modo, il BEV può portare problemi di accessibilità nel caso in cui sia troppo complicato per alcuni votanti, in special modo se il sistema di accesso ai dati e al controllo delle procedure è completamente decentralizzato. L’anonimato, inoltre, è spesso considerato un elemento cruciale della partecipazione democratica, anche in alcune elezioni nazionali che non sono del tutto anonime. In Gran Bretagna, ad esempio, il sistema elettorale cartaceo utilizza uno pseudonimo generato da un codice che lega ogni elezione all’accesso sul registro elettorale. In questo caso i votanti non possono far altro che fidarsi delle autorità elettorali preposte a proteggere il loro anonimato. Non sarebbe facile scoprire come gli individui hanno votato, ma è possibile farlo e questo può accadere anche nel BEV. È per questo che gli sforzi si sono concentrati sulla possibilità di fornire una risposta tecnologica a questo problema e poter offrire un sistema di pieno anonimato. Un altro approccio potrebbe essere di affidarsi ad un’autorità centrale che distribuisca pseudonimi da usare in questo sistema e che si impegni anche a garantire l’anonimato, così come succede nel sistema elettorale cartaceo britannico.

Si introdurrebbe così un grado di decentralizzazione accettabile nel contesto di elezioni nazionali.

Un altro problema chiave è assicurare una fiducia diffusa nella sicurezza e nella legittimità del sistema. Come per le elezioni cartacee, tutto l’elettorato, anche se non è d’accordo con il risultato, deve accettare che il processo è stato legittimo e affidabile. Così, oltre a garantire la sicurezza e la precisione il BEV deve anche ispirare sicurezza e fiducia. Il fatto che il protocollo blockchain è abbastanza complicato potrebbe essere una barriera per diffondere la pubblica e diffusa accettabilità del sistema.

Valutando gli impatti potenziali di questo sistema, deve essere preso in considerazione il tipo di valori e di politiche che esso riflette. Infatti non solo si digitalizza il processo tradizionale di voto ma si propone anche un sistema di valori e di fondamenti politici alternativi. Tradizionalmente le autorità gestiscono le elezioni e il processo elettorale attraverso un sistema a scatola chiusa, centralizzato e dall’alto. Il nuovo sistema sarebbe all’esatto opposto. Il processo è gestito da persone ed è trasparente, decentralizzato e dal basso. Mentre la partecipazione nelle elezioni tradizionali rafforza l’autorità dello stato, la partecipazione nel sistema elettronico consegna il primato alle persone. In questa luce non sorprende che ci siano profondi legami che uniscono il sistema elettronico e la transizione verso una democrazia più diretta, decentralizzata e dal basso, con la democrazia liquida di cui parlavamo prima. In ogni caso, la reale grandezza di quello che la tecnologia blockchain può far rifiorire nell’area del sistema elettorale elettronico può dipendere anche dall’estensione dei valori e della struttura della società, della politica e della democrazia.

Mentre le organizzazioni sono in larga parte libere di organizzare elezioni interne con Blockchain se lo decidono, devono attenersi alle leggi europee per la protezione dei dati e della privacy. Nonostante le leggi europee non specifichino quali siano i protocolli cui attenersi nelle elezioni degli stati membri, alcune convergenze si sono raggiunte e alcuni sforzi sono stati fatti per incoraggiare l’uso del voto elettronico mentre si rispettano i principi costituzionali della legge elettorale: un suffragio universale, eguale, libero, segreto e diretto.

2) Sistemi di pagamento e LiraCoin

Ormai è noto che le criptovalute sono state in grado di aiutare le persone ad essere più indipendenti e ad avere più libertà. Ma alcuni paesi, tra cui Russia, Iran e Venezuela, hanno sviluppato valute virtuali in modo da evitare le dipendenze degli Stati Uniti.

La Russia è stata uno dei primi paesi a proporre la creazione della sua moneta virtuale nazionale, la CryptoRuble. Si prevede che funzioni come una moneta virtuale per elaborare le transazioni, accelerare i pagamenti internazionali, ridurre i costi e … sì, evitare le possibili sanzioni degli Stati Uniti.

Lo stesso accade con il venezuelano Petro, che ha attirato un’attenzione significativa in tutto il mondo, e gli investitori hanno cercato di mettere i loro fondi nella prima ICO condotta per una moneta virtuale nazionale.

E l’Iran, che è ora nuovamente accusata da Stati Uniti e Israele sul suo piano nucleare, potrebbe essere pronto a sviluppare anche la propria moneta virtuale. Sembra che già posseggono 2,5 miliardi di dollari in Bitcoin. Ma cosa hanno in comune questi paesi? Perché sono tutti ossessionati dalle valute virtuali? C’è qualche ragione economica dietro a questo? Bene, ci sono diverse spiegazioni sul perché vogliono costruire i loro token. Ma chiaramente differiscono dalle intenzioni che hanno sulle valute virtuali nazionali, come l’Estonia, il Regno Unito o il Canada. I tre paesi citati hanno qualcosa in comune: non si sono “standardizzate” al sistema delle banche centrali che vuole il FMI e il Nuovo Ordine Mondiale. Questi Paesi ancora non fanno la fine di Afghanistan, Iraq e Libia. Questa non è solo una semplice opinione, ma questi sono fatti. La Russia accusa gli Stati Uniti di essere troppo invasivi con la NATO vicino al suo paese. L’Iran sta negoziando un accordo nucleare molto controverso e il Venezuela dopo anni di sanzioni è in crisi interna. Tutti e tre questi paesi sono stati anche sanzionati dai paesi occidentali per ragioni non chiare alla comune diligenza. Le criptovalute nazionali sono uno dei modi più semplici e innovativi per evitare queste sanzioni finanziarie e ridurre la dipendenza dal dollaro. Immagina il Venezuela, l’Iran, la Russia e altri paesi che scambiano beni e servizi con una criptovaluta che non dipende dal dollaro. Sarebbero in grado di evitare le sanzioni imposte da altri paesi. Durante il lancio del Petro, il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha commentato: “Il Venezuela ha annunciato la creazione di una sua criptovaluta, che si chiamerà ‘Petro’ […] Questo ci consentirà di passare a nuove modalità di finanziamento internazionale per consentire lo sviluppo sociale ed economico del paese“. È chiaro che siccome le criptovalute hanno aiutato le persone a essere indipendenti dagli stati e dai governi, stanno anche aiutando altri paesi ad evitare sanzioni, ottenere finanziamenti nel mercato e mantenere le loro attività commerciali.

Se l’Italia volesse uscire dall’Euro, dovrebbe valutare lo stesso percorso, magari lanciare la LiraCoin in via transitoria o come piano B.

 3) Atti notarli

Gli smarti contract possono aiutarci a scambiare proprietà senza rivolgersi da un notaio. L’algoritmo alla base di questa tecnologia, infatti, va a sostituire gli strumenti, quali legge e diritto, che permettono di eseguire un certo tipo di contratto e transazione. E’ quindi un competitor di grande potenza, poiché i codici alla base di ciò cambiano natura degli scambi fino ad ora conosciuti. In Italia il notariato sta lavorando con IBM per la creazione di NotarChain, una blockchain privata, i cui nodi siano i singoli notai, la quale se si dimostra affidabile può fungere da modello anche per altri Paesi. Attraverso il notaio di fiducia i consumatori potranno inserire i dati corretti sin dall’origine in una Blockchain che garantisca la correttezza attraverso il preventivo controllo da parte del notaio. Esistono anche altre alternative, come VeChain, moneta virtuale cinese, che collabora con PWC e prevede di eliminare completamente l’intermediazione del notaio.

Nei paesi di diritto continentale, ovvero nella maggior parte dell’Europa continentale, i beni preziosi (immobili, aziende, azioni, ecc.) non possono cambiare di proprietario senza l’approvazione di un notaio. Hanno il monopolio sulla capacità di rendere pubblico e ufficiale un accordo privato tra aziende o tra individui.

Si tratta di un business lucrativo: nel 2010 un notaio francese mediamente guadagnava 190.812 €. In Italia, nel 2013, la cifra era di 210.400 €. Mentre il loro insieme teorico di funzioni è vasto, in pratica uno dei loro principali compiti è quello di certificare i documenti, un compito apparentemente facile che estrae una grande quantità di denaro da parte di coloro che usano i servizi notarili, consumando anche molto tempo. In un mondo di dati digitali in rapido movimento sembra sprecato e datato dover incontrare fisicamente qualcuno per certificare un pezzo di informazioni.

In Spagna, la certificazione di un documento costa in media 250 euro. Grazie alla blockchain, qualsiasi tipo di dati può essere certificato per un minimo di 0,2 € – che è un taglio dei costi del 99,9% rispetto ad un notaio e per un certificato giuridicamente vincolante come quello di un notaio tradizionale.

Un servizio dedicato di blockchain può fornire la prova dell’esistenza di un documento solo in un preciso momento. Cioè, qualcuno ha creato un documento in un determinato punto del passato. Tuttavia, la notarizzazione di qualcosa in genere include anche la possibilità di dimostrare che tu hai firmato quel documento e che tutte le parti lo hanno firmato, lo hanno fatto volentieri e nel pieno possesso delle loro facoltà mentali. Un servizio online non può fare questo.

Una firma crittografata da sola non è sufficiente a dimostrare l’identità. Però può dimostrare la proprietà di un hash sulla blockchain. Tutto questo deve ancora essere testato in un aula giudiziaria.

Realisticamente, ciò che probabilmente accadrà è che i servizi notarili utilizzeranno una forma di blockchain pubblica decentralizzata. Questo in teoria dovrebbe ridurre gli sforzi richiesti e ridurre i costi per gli utenti finali.

Con l’avanzare della tecnologia però, è plausibile per una persona potersi fare riconoscere con uno scanner biometrico al negozio dietro l’angolo collegato alla propria chiave privata, dimostrando la propria identità. Chi lo sa.

Nessuno ha la sfera di cristallo, è difficile parlare di un arco temporale con gli sviluppi tecnologici che vanno così veloci. Sicuramente l’adozione della blockchain in ambito notarile, tarderà ad arrivare per le bocciature e i timori a cambiare da parte dei notai. Un po’ come sta succedendo con i tassisti per Uber.

4) Legalizzare le ICO

Mentre Paesi come gli Stati Uniti e la Cina mirano a limitare le Initial Coin Offering(ICO), il Giappone è fermamente sulla via della legalizzazione del popolare, ma anche controverso, metodo di raccolta dei fondi. Un gruppo di legislatori in Corea del Sud starebbe lavorando ad un disegno di legge per legalizzare il lancio di nuove Initial Coin Offering (ICO) e monete digitali. Le ICO sono fondamentali per raccogliere capitali per i loro progetti, molti progetti italiani si sono dirottati purtroppo verso altri Paesi. Se l’Italia regolamenta e legalizza il settore, potrebbe diventare un riferimento importante per tante nuove attività da tutto il mondo. Non possiamo quantificare quante potenziali start up arriverebbero in Italia.

Altri temi rivoluzionari sono:

5) Sistema bancario e pagamenti

6) Sicurezza informatica

7) Supply Chain

8) Networking e IOT (Internet of Things)

9) Assicurazioni

10) Trasporto privato e condivisione corse

11) Archiviazione dati online

12) Donazioni

13) Gestione apparato pubblico

14). Assistenza sanitaria

15) Gestione energetica

16) Vendita al dettaglio

17) Real Estate

18) Crowdfunding

Alcuni casi di implementazione Blockchain nel mondo:

AFRICA

In una nazione dove ottenere credito bancario è quasi un’utopia per la maggior parte della popolazione, i pagamenti mobile fanno da padrone. La piattaforma più conosciuta conosciuto è M-Pesa, che abilita i privati ad effettuare depositi e trasferimenti di moneta tramite cellulare in tutto il continente africano. Così facendo, M-Pesa ha creato la possibilità di accedere a servizi finanziari per milioni di africani. Delle 448 iniziative, 34 (8%) si trovano in Africa, dove la nazione più attiva è il Sud Africa, con 10 iniziative. Seguono Kenya (4 iniziative) e Ghana (3 iniziative).

GHANA

Le principali startup locali sono BenBen e Bitland, che si occupano principalmente di registrare terreni digitalmente. Il loro obiettivo è di rivoluzionare il sistema catastale tradizionale tramite la registrazione e gestione online delle proprietà e dei fondi.

NIGERIA

Il delta del Niger è casa per più di 20 milioni di persone e 40 gruppi etnici diversi, diventato tristemente famoso a causa delle perdite di petrolio causate dalla Shell. L’ONG Sustainability International sta lavorando per cambiare la situazione e sta usando la blockchain per tracciare ed eliminare i danni causati dal petrolio. Il loro progetto è di sviluppare smart contract per limitare la corruzione e trasferire in maniera sicura i fondi ai progetti che hanno come scopo quello di ripulire la regione del delta del fiume niger.

RWANDA

Il Rwanda sta attualmente costruendo un Centro di Eccellenza per l’IOT (Internet of Things), con lo scopo di creare un incubatore di progetti tecnologici e creare ricerca a riguardo.

SENEGAL

Seguendo le orme della Tunisia, una delle prime nazioni africane a creare monete digitali, il Senegal – attraverso una partnership con l’Unione Monetaria dell’Africa Occidentale – sta attualmente testando l’eCFA digitale (l’equivalente del Franco, la moneta senegalese). In caso questo progetto si riveli un successo, il suo scopo verrà eventualmente esteso in altre nazioni africane.

SUD AFRICA

Il principale focus dei progetti sud-africani è riguardo l’energia solare. La start-up Sun Exchange ha creato una piattaforma di finanziamento collettivo per utenti, dando la possibilità di comprare pannelli solari e di acquisire l’energia prodotta. Attraverso questo sistema gli utenti potranno contare su una rendita passiva. Un’altra start-up molto interessante è la Fondazione IXO, che sta creando modi per utilizzare la blockchain e gli oracoli per creare e validare l’impatto sociale delle ONG.

ASIA

Le iniziative blockchain sono in continua espansione in Asia: nuovi protocolli, start-ups, mining pools, sviluppatori e acceleratori. Chi più ne ha più ne metta. Cina, Singapore e Hong Kong guidano l’innovazione regionale, mentre per quando riguarda il Sud-Est asiatico, il podio è occupato da Indonesia, Malesia e le Filippine. Un totale di 170 iniziative in 28 paesi rende l’Asia il continente più produttivo a livello di progetti sviluppati.

 

CINA

Delle 34 iniziative,  NEO fa da padrona. E’ una delle start-up blockchain più conosciute: il loro scopo è quello di digitalizzare l’identità e di portare linguaggi di programmazione più semplici per il protocollo degli smart contracts.

HONG KONG

In Hong Kong, le startups locali Monaco e Xapo stanno creando delle carte di debito per aumentare l’adozione e portare le criptovalute nel mainstream. Tra gli altri progetti, l’acceleratore Supercharger FinTech sta lavorando per portare alla luce nuovi progetti, solidificando così il ruolo importante ricoperto dal piccolo stato asiatico nel settore delle tecnologie blockchain.

SINGAPORE

Singapore è notoriamente famosa per le sue leggi e lo sviluppo del suo settore tecnologico, includendo alcune tra le più avanzate realtà blockchain. Uno dei pochi progetti agricoli più emblematici è proprio originario dell’isola asiatica: AgriLedger. Il suo scopo è di ridurre lo spreco di cibo e dare più potere alle cooperative di contadini nei paesi in via di sviluppo.

INDONESIA

La maggior parte del tonno che consumiamo viene dall’Indonesia, dove imprenditori locali stanno cercando di creare una piattaforma per aumentare la trasparenza nella catena di approvvigionamento del settore della pesca.

EUROPA DELL’EST

Insieme all’Asia, l’Europa dell’Est è il paese dove si stanno attualmente svolgendo la maggior parte delle iniziative del settore blockchain. A fare da leader sono Russia (41 iniziative), Estonia (25) e Ucraina (12) . In totale, ci sono ben 136 iniziative in 18 paesi.

REPUBBLICA CECA

Trezor è probabilmente il più famoso portafoglio hardware ed è stato creato dalla startup ceca SatoshiLabs, che ha anche fondato Coinmap.

ESTONIA

Il governo estone è molto conosciuto per i suoi sforzi innovativi nei servizi pubblici. Attualmente stanno lavorando sulla creazione di una propria cripto moneta, su un servizio di identità digitalizzato e sulla possibilità di gestire la sanità in un registro digitale.

RUSSIA

La scena blockchain in Russia sta crescendo velocemente. Waves è tra i progetti più conosciuti, sviluppando un sistema digitalizzato di gestione di beni. Tra le altre iniziative, Burger King sta creando il proprio programma fedeltà con una cripto moneta: il WhopperCoin.

AMERICA LATINA

La maggior parte delle iniziative nel continente latino riguarda l’amministrazione. Ci sono un totale di 48 iniziative in 18 paesi, con Argentina (12 iniziative) Brasile (11) e Messico (8) che guidano le altre nazioni.

ARGENTINA

Crowdjury, una start-up argentina, ha come obiettivo la creazione di un sistema giuridico decentralizzato. Il loro team sta attualmente costruendo Kleros, una piattaforma che usa la teoria dei giochi per incentivare il finanziamento collettivo di giudici, in modo tale da ridurre il costo dell’accesso alla giustizia e garantire verdetti veloci e trasparenti.

BRASILE

Il governo brasiliano sta sviluppando progetti (come Ubiquity) di trasferimento di terreni; oltre a questo, stanno sviluppando servizi di gestione delle identità digitalizzate attraverso uno spin-off di Consensys, chiamato uPort.

CILE

La borsa di Santiago, insieme a IBM, sta creando una blockchain privata per scambiare informazioni tra banche e amministrazione, con la possibilità di implementare prestiti basati sulla blockchain.

COLOMBIA

Una piattaforma di voto dà la possibilità ai Colombiani che vivono all’estero di esprimere il loro voto riguardo un trattato di pace tra il governo e le forze dei ribelli. Non solo, l’ONG Democracy Earth Foundation sta gettando le basi per l’istituzione di una “democrazia liquida”, dando potere ai cittadini di votare su questioni di importanza nazionale ovunque essi si trovano.

MESSICO

Trato è una start-up messicana che si occupa di creare un software online che può essere usato come servizio giuridico. Usando una combinazione di intelligenza artificiale, big data e blockchain Trato fornisce la possibilità di automatizzare servizi giuridici, aiutando così piccole imprese a certificare i propri documenti sulla blockchain e rendendo la pubblica amministrazione più veloce.

MEDIO ORIENTE

Molte delle iniziative nel Medio Oriente riguarda lo sviluppo di portafogli digitali per i senza tetto, distribuzione di cibo tramite la blockchain di Ethereum e l’acquisto di immobili con cripto monete.

I governi e gli imprenditori del medio oriente sono molto sensibili verso i settori dell’impatto sociale di impresa, della finanza e della cyber security. Dubai emerge sempre di più come leader, recentemente ha annunciato l’iniziativa di creare una piattaforma open source per condividere risorse, basata sulla blockchain.

AGHANISTAN

Il Digital Citizen Fund è un ONG che si occupa di aumentare il grado di alfabetizzazione digitale e finanziaria di bambine e donne afgane. Usando pagamenti in Bitcoin danno la possibilità alle donne afgane di ottenere l’indipendenza finanziaria, aprendo piccole imprese – alcune esempi sono blog e provider di pubblicità.

ISRAELE

Famoso per la sua tecnologia avanzata, Israele sta velocemente diventando leader nel settore blockchain. Bancor è una startup locale che da la possibilità alle comunità di creare criptovalute.

GIORDANIA

Il World Food Program delle Nazioni Unite ha dato il via al testing di un sistema di vouchers per i numerosi rifugiati siriani, in un sforzo per rivoluzionare la maniera in cui sono attualmente distribuiti gli aiuti umanitari.

PALESTINA

Anche la Palestina vuole creare una propria moneta digitale rendendo più veloci e efficienti i sistemi di pagamento.

Questo era solo un riassunto superficiale dello sviluppo della tecnologia blockchain su scala globale. Come è possibile notare, c’è un’abbondanza di progetti in tutti i continenti; nuove iniziative vengono alla luce giornalmente, contribuendo allo sviluppo e alla ricerca in questo settore. Da parte mia mi auguro che questo trend positivo continui e che i paesi in via di sviluppo possano ricevere un boost grazie alla blockchain.

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