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L’Italia sta davvero ripartendo?

Ascoltando il Governo sembra che tutto vada bene, che il PIL cresce e che le nostre banche sono solide. Allora perché la finanza (che specula ma che anticipa pure) sottoperforma le nostre banche e tutto il nostro indice? E’ speculazione dicono. Si, ma perché?

L’Italia ha il più alto rapporto debito-PIL tra cinque maggiori economie europee; ha raggiunto il 136% a metà 2015. Vi è una tiepida crescita del PIL dello scorso anno, a 0,8 per cento, ma al prezzo di un deficit di bilancio di circa il 2,6%. Il Sud del Paese resta impantanato nella corruzione, povertà e migrazione.
Tuttavia, il primo ministro Renzi ha cercato di occultare le prospettive del Paese. “Investire oggi in Italia è una delle migliori decisioni. Un paese stabile, un sistema solido, senza tensioni geopolitiche”.

La realtà dei fatti è che l’Italia è tenuta in piedi dalla BCE che con i suoi timidi “slanci monetari” (LTRO, QE etc):
– ci permette di pagare “una fetta” di rendimento sui nostri titoli di stato (considerando il nostro enorme debito pubblico e la nostra crescita…se dovessimo pagare interessi superiori ovvero “di mercato” faremmo DEFAULT in breve tempo);
– ci permette che le nostre aste di titoli di stato a rendimenti “ridicoli” non vadano deserte;
– permette alle nostre banche di imbottirsi di nostri titoli di stato senza doversi preoccupare;
– schiaccia i tassi di interesse e dunque permette mutui a tassi regalati che alleviano un po’ il nostro collasso immobiliare
Quali sono le prospettive?
Mentre la ristrutturazione dei bilanci delle banche è in evoluzione, è improbabile che sia la bacchetta magica che restituisca crescita l’economia in Italia. Ci sono seri problemi strutturali che restano da affrontare.

L’economia italiana è tornata a crescere l’anno scorso, ma il motivo principale è stato il forte calo del tasso di cambio dell’euro che ha sostenuto gli esportatori italiani, i problemi strutturali di fondo dell’economia non sono stati risolti.
ICBPI, istituto centrale delle banche popolari italiane, ha dichiarato un messaggio simile, dicendo che l’affare bad-bank fornirà “un piccolo aiuto”, ma non risolve “problemi sistemici”.
La realtà, che naturalmente non ci raccontano TV e giornali è questa:
La politica economica di riforme del governo è a un punto morto, i costi del lavoro sono molto alti, la produttività è stagnante, la fiscalità alle imprese è improponibile in un sistema di globalizzazione, c’è una pubblica amministrazione inefficiente, ed è per questo che le cose vanno male per le imprese italiane e le famiglie – e di conseguenza anche per le banche italiane. Ricavi e margini delle imprese sono stati deboli, e questo è riflesso nel tasso di crediti deteriorati sui bilanci delle banche.

L’Italia ha bisogno di una governance economica, propria politica monetaria e politica estera. Purtroppo, fin quando l’Italia non sarà in grado almeno di eleggere democraticamente e autonomamente un presidente del consiglio senza magie esterne, è difficile che il popolo possa riscontrare vantaggi a casa propria ma resterà sempre uno schiavo di questo circolo finanziario pronto a cogliere le migliori opportunità.

Nicola Santoro

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