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Il petrolio è pronto alla ripartenza?

Il petrolio, si sa, è il motore del mondo… eppure abbiamo assistito nel corso del 2014 ad un evento alquanto strano e per molti inaspettato: il crollo del prezzo del greggio che ha perso ben oltre il 50% del suo valore. Nonostante le tensioni geopolitiche che ne avrebbero dovuto sostenere le quotazioni, sui media si sono succedute notizie (costruite ad hoc?) che hanno portato ad un vero e proprio crollo della materia prima. In particolare le informazioni ufficiali hanno giustificato il crollo con l’aumento della produzione dei paesi arabi, la diminuzione dei consumi in Europa, l’aumento delle scorte in America e l’incremento delle tecnologie estrattive legate allo shale oil. La verità è che si è trattato di un intervento deciso a tavolino dai “soliti noti” per indebolire l’economia russa in primis ed alleati strategici di quest’ultima come l’Iran.

Fantapolitica a parte (ma non troppo) guardando i grafici notiamo degli aspetti interessanti sul piano della determinazione dei prezzi e dei volumi. In pratica il petrolio, dopo aver quasi sfiorato i 40 dollari al barile, è subito rimbalzato e pare stia costruendo una base di volumi intorno ai 50 dollari. Fermo restante che la situazione in Ucraina, nonostante la tregua, è ancora liquida e ben lontana dall’essere risolta, da un punto di vista tecnico una volta rotta la resistenza statica situata intorno ai 54 dollari il petrolio potrebbe rimbalzare e recuperare parte del valore perso nel corso del 2014. I possibili target sono ambiziosi e potrebbero raggiungere anche i 70/80 dollari al barile se non oltre. Il rapporto rischio rendimento comunque rimane sicuramente interessante ed in un’ottica di lungo periodo a mio avviso è possibile acquistare quote sul greggio incrementando via via la commoditie qualora dovesse scendere, in primis a 40 ed eventualmente più giù, fattore a mio avviso difficile salvo eventi particolari che esulano gli aspetti tecnici dell’analisi.

Alessandro Mastropaolo

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