Settembre fetente su borsa e mercati: temi caldi e aspettative degli operatori
1 Settembre 2021

Il lavoro del trader perché è così difficile?

Fare trading è forse uno dei più bei lavori esistenti al mondo. Promette guadagni scalabili e potenzialmente consistenti, bassi costi di ingresso e una libertà senza eguali. Puoi lavorare da casa negli orari a te più congeniali o da una bellissima spiaggia agli antipodi del mondo. Ciò di cui hai bisogno è soltanto un PC, una piattaforma di trading, un flusso dati affidabile ed una connessione ad internet abbastanza stabile e veloce. Tutte risorse che al giorno d’oggi è possibile reperire a costi mediamente bassi. Non da ultimo, la tassazione è estremamente favorevole rispetto ad altre attività imprenditoriali e la burocrazia pressoché inesistente, soprattutto se si opta per un regime di tassazione amministrato. In pratica paragonando il trading online ad altre attività economiche l’elenco dei vantaggi è pressoché infinito.

Eppure come mai la maggior parte dei trader retail risulta perdente? La risposta è a mio avviso in una pluralità di fattori che i più ignorano, spesso purtroppo anche a causa delle pubblicità ingannevoli che circolano nella rete e promettono guadagni facili in breve tempo. Alcuni studi statistici ci indicano che all’incirca 9 trader su 10 perdono denaro sul mercato nel medio periodo. Ciò è ancora più vero quando si opera su un orizzonte temporale ridotto, come ad esempio il trading intraday, dove si fa massiccio uso della leva finanziaria.

Andando ad analizzare i fattori peculiari di tale attività uno dei principali handicap è sicuramente la bassa formazione che possiede soprattutto il trader alle prime armi. Il trading è un lavoro difficile ed è necessario studiare anni prima di approcciare sistematicamente in maniera profittevole a questa attività. Troppo spesso tanti aspiranti trader letteralmente “si buttano” nel mercato senza neanche conoscere le regole basilari: i mercati sui quali si opera, gli strumenti, i margini, le commissioni, il valore del tik e del punto indice, gli orari di negoziazione e soprattutto le cosiddette “eccezioni” che molto spesso fanno pendere l’ago della bilancia tra il profitto e la perdita. Si pensi ad esempio se si è investito su un’azione che ha appena comunicato un’aumento di capitale diluitivo, oppure alle scadenze tecniche del terzo venerdì del mese che possono provocare movimenti erratici degli indici a ridosso degli strike price, oppure alle aste di volatilità che congelano la trattazione degli strumenti finanziari al raggiungimento di determinate soglie di prezzo, o ancora alle conseguenze dell’aumento di volatilità sui margini di una strategia in opzioni. Ebbene uno studio approfondito del mercato a mia avviso costituisce la base di questo lavoro. Il mantra da cui partire è INVESTI IN FORMAZIONE E INVESTI IN TE STESSO, ma non è tutto.

Altro fattore determinante è l’approccio e la mentalità del trader. A causa di fattori legati alla sfera psico-emotiva è necessario un profondo lavoro introspettivo per scardinare alcune euristiche che ci impediscono di ottenere il successo. Purtroppo alcuni di questi meccanismi, come ad esempio il legame emotivo che molti hanno con il denaro, sono frutto di aspetti sociali e culturali che ci sono stati inculcati sin dalla giovane età. Questo ed altri meccanismi ci possono portare ad intraprendere azioni sbagliate e comportamenti compulsivi che possono arrivare fino all’autosabotaggio. Molto spesso questo lavoro costringe il trader a prendere decisioni controintuitive che solo uno spirito ben temprato riesce a praticare a cuor leggero. Si pensi alla situazione in cui bisogna chiudere una posizione in perdita quando ci si rende conto di essere dalla parte sbagliata oppure quando, dopo aver preso uno stop, l’azione riparte a razzo nella nostra direzione e bisogna avere la forza di rientrare magari anche ad un prezzo più alto rispetto al nostro prezzo di carico. Tali decisioni, soprattutto quando devono essere prese in breve tempo come nel caso del trading intraday, possono portare ad accumulare stress che poi si ripercuote sull’operatività portandoci in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Alla luce di quanto detto però c’è una buona notizia: grazie all’allenamento, alla pazienza e alla perseveranza si può sviluppare il giusto atteggiamento mentale che porta ad affrontare questo lavoro con successo. Molto spesso presi dalle nostre ansie ci dimentichiamo che in fondo abbiamo un vantaggio enorme rispetto al mercato, ossia la possibilità di SCEGLIERE NOI SE E QUANDO OPERARE, come un cecchino che aspetta il momento più propizio per sparare. Ciò ovviamente sarà possibile solo se si è conquistati una CALMA FIDUCIA IN NOI STESSI ed una PAZIENZA IMPECCABILE.

Altro aspetto importantissimo di carattere squisitamente matematico che i più ignorano (forse in fondo perché a scuola la matematica non ci è mai andata giù) è il money management, ossia la scienza che studia la scelta del GIUSTO QUANTITATIVO DI DENARO DA INVESTIRE e del RISCHIO MEDIO PER TRADE che il nostro conto può sopportare per durare nel tempo. Ovviamente la branca del money management è molto di più di una formuletta che si può trovare su internet e che ci dice quanto possiamo rischiare in relazione alla nostra equity ed al nostro capitale. Tale disciplina ci offe anche tanti consigli, matematicamente parlando, su come sfruttare la capitalizzazione dei profitti, su come variare le size in relazione a fattori di capitalizzazione, volatilità e progressioni positive/negative intrecciandoci con la statistica ed il calcolo delle probabilità. Anche se tali studi agli occhi di un profano possono sembrare più attinenti ad un trader sistematico che ad un trader discrezionale, a mio avviso sono e rimangono degli aspetti fondamentali da approfondire per il trading in generale e per chi vuole fare del trading un’attività seria e profittevole nel lungo periodo.

Infine, dulcis in fundo, abbiamo la tecnica. Troppo spesso il novizio è alla ricerca del sacro gral, ossia di una tecnica infallibile per mettere a segno 10 operazione su 10. Ed eccovi la brutta notizia: salvo alcuni eventi eccezionali che rientrano nella casistica degli arbitraggi, e ci sarebbe molto da dire anche in quest’ambito, una tecnica al 100% profittevole non esiste, o almeno io non l’ho trovata. La buona notizia però è che non serve nemmeno trovarla. A differenza di un pilota di formula uno o di un soldato delle forze speciali, dove anche un piccolo errore può costare la vita, il trader può permettersi tanti piccoli errori (anzi in alcuni casi è bene che ci siano per evitare il rischio di cadere nell’overconfidence) a patto di AVERE PIU’ VOLTE RAGIONE DI QUANTE VOLTE SI HA TORTO o GUADAGNARE TANTO QUANDO SI HA RAGIONE E PERDERE POCO QUANDO SI HA TORTO.

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